Oltre la fragilità
Una dichiarazione netta: “Ho un tumore al cervello”.
Con queste parole Alessandro Di Battista, giornalista ed ex deputato, ha spiegato, nel corso del collegamento con “DiMartedì”, la causa del malore che ha avuto a Cuba.
Ha descritto l’intervento “raffinatissimo”, eseguito dai medici cubani in un ospedale senza acqua e senza corrente. Ha ricordato anche delle persone del posto che portavano secchi d’acqua dentro l’ospedale.
Invece di parlare soltanto di sé, della paura, della malattia, ha voluto utilizzare quello spazio per raccontare un Paese e un popolo.
E lo ha fatto senza cercare la retorica dell’eroe, senza definirsi un guerriero. Ha detto, più semplicemente, che dovrà curarsi e che affronterà le cure con un “atteggiamento positivo”.
È stata proprio la scelta di queste parole a colpirmi, al di là di ogni presunto sconfinamento politico. Da ieri l’eco di quelle parole si è fatta ancora più forte, perché hanno restituito la dignità di un uomo che, pur nella fragilità più grande, è riuscito a guardare oltre se stesso.
Ha continuato a parlare dei cubani, delle difficoltà che stanno vivendo e della solidarietà ricevuta proprio nel momento in cui era lui ad avere bisogno degli altri.
Non ha finto di essere invincibile. È emersa, anche nella fragilità, la dignità di un uomo.
Maria Brigida Langellotti

